Centro Fisioterapia Roma https://www.fisiohealthroma.it Centro Fisioterapia Roma: Tecar Terapia, Laser Terapia, Ginnastica Posturale Sun, 28 Jan 2024 09:21:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.5.5 Fascite Plantare: Cause e Rimedi https://mektijo.buzz/fascite-plantare-cause-e-rimedi/ Tue, 30 Mar 2021 15:34:38 +0000 https://mektijo.buzz/?p=782 Che cos’è la Fascite Plantare?

La fascite plantare è la più comune causa di dolore calcaneare e della pianta del piede. Si manifesta soprattutto tra gli sportivi e nelle persone che fanno attività fisica saltuariamente. Questa è causata dalla ripetizione continua di eccessivi sovraccarichi a livello podalico.

La fascia plantare infatti è una robusta fascia fibrosa che unisce la zona plantare interna del calcagno con la base delle dita. Questo legamento gioca un ruolo molto importante nella trasmissione del peso corporeo al piede durante sia la deambulazione che la corsa.

Nella fase precoce, l’infiammazione e il dolore tendono a coinvolgere l’inserzione di questa fascia a livello calcaneare causando dolore in quest’area. Successivamente il dolore tende invece a spostarsi verso l’avampiede migrando lungo tutta la pianta e risparmiando soltanto la punta delle dita.

Perché si manifesta la Fascite Plantare?


La fascite plantare può insorgere a causa di innumerevoli fattori, spesso combinati tra loro; piedi piatti o cavi, scarpe inadeguate, sovrappeso, allenamenti inadeguati e contrattura o debolezza di alcuni muscoli della gamba come il polpaccio o gli estensori delle dita del piede.

Dolore al risveglio. infatti durante la notte le punte dei piedi sono rilassate e tendono a guardare verso il basso. Di conseguenza il legamento arcuato tende ad accorciarsi. Questo comporta che Al mattino, non appena ci si alza dal letto, mettendo il piede a terra, i piccoli movimenti del piede richiedono un allungamento del tessuto fibroso che tende tuttavia a rimanere contratto, causando dolore. Lo stesso movimento piano piano stimola l’allungamento dell’aponeurosi plantare favorendo la regressione del dolore.

Questo si può evitare grazie a dei Tutori Notturni
Aiutano a mantenere distesi i tessuti fibrosi che formano la volta plantare durante il riposo. In questo modo si va ad eliminare uno dei più fastidiosi sintomi della fascite plantare, quel tanto odiato dolore al risveglio causato, appunto, dalla contrazione notturna dell’aponeurosi.

Come si Diagnostica


Solitamente, la diagnosi di fascite plantare viene effettuata dopo un’attenta valutazione clinica della sintomatologia. Indagini strumentali, come radiografie e TAC non sono generalmente necessarie, ma possono essere utili per evidenziare od escludere ulteriori cause di dolore al tallone (artrosi o fratture da stress)

Trattamento


Il trattamento della fascite plantare si basa sul riposo iniziale e sul controllo dell’infiammazione. Questo può essere eseguito con macchinari antinfiammatori nella prima fase e successivamente con trattamenti di tipo manuale per andare ad allentare le tensioni della fascia.
Nel nostro studio applichiamo terapie di ultima generazione come laser e tecar e siamo specializzati in vari tipi di trattamenti manuali come la graston technique.

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Smettere di Fumare: l’Auricoloterapia https://mektijo.buzz/smettere-di-fumare-lauricoloterapia/ Tue, 18 Dec 2018 23:52:47 +0000 http://mektijo.buzz/?p=591 Hai sempre pensato di smettere di fumare ma cerotti, gomme alla nicotina, sigarette elettroniche, farmaci antidepressivi, magneti, ipnosi, spray orali, libri, o noiose terapie di gruppo non hanno mai portato al risultato sperato?

Un’unica seduta di auricoloterapia, associata a piccoli accorgimenti, con il nostro metodo brevettato SMOKILL, vi farà dire addio al pacchetto di sigarette.

La terapia, in un’unica seduta, si basa sulla somministrazione di leggeri stimoli elettrici del padiglione auricolare con specifiche frequenze studiate e messe a punto per più di 15 anni, che vanno a stimolare la produzione di endorfine, ripristinando la normale produzione da parte del corpo e annullando cosi il bisogno fisico della nicotina.

Semplice, rapido, sicuro e indolore, il tutto in una sola seduta.

Siamo talmente sicuri del nostro metodo, che se dovessi tornare a fumare entro 30 giorni dalla seduta, potrai usufruire della nostra GARANZIA della durata di 6 mesi nell’arco dei quali potrà ripetere il trattamento al 50% del costo, cercando di personalizzare sempre di più, il servizio alla singola persona.

Il costo della terapia antifumo a studio è di 180 euro ma se decidi di acquistarlo ora, con il tasto qui sotto, riceverai uno sconto di ben 40 euro!
Non perdere questa occasione! la promozione avrà una durata limitata.


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Cos’è l’Auricoloterapia?

auricoloterapia

Per auricoloterapia si intende l’uso dell’orecchio per fini terapeutici.

Scoperta dal medico Paul Nogier di Lione nel 1951, l’auricoloterapia è stata riconosciuta dall’OMS (ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITà) nel 1990 come pratica terapeutica a tutti gli effetti, dopo essere stata oggetto di studi neurofisiologici. Ciò vuol dire che può essere praticata solo da figure sanitarie abilitate.

Come funziona?

Durante la seduta vengono stimolati, con leggeri stimoli elettrici a intensità brevettate, alcuni specifici punti che servono a far rilasciare endorfine al corpo. Le endorfine sono ormoni prodotti dal nostro cervello ed immessi in continuazione nel flusso sanguigno, ma chi fuma ne ha pochissime in quanto la nicotina  abbassa in maniera considerevole la loro produzione. Proprio per questo motivo, quando il fumatore prova a smettere di fumare da solo, senza nessun aiuto, compaiono i sintomi dell’astinenza alcuni dei quali sono: crampi addominali, mal di testa, sbalzi della pressione arteriosa, annebbiamenti della vista, sudorazione profusa, nervosismo etc.

Con la Terapia Antifumo si produce  invece, una enorme scarica di endorfine che vengono riversate immediatamente nel sangue evitando la comparsa dei fastidiosi sintomi dell’astinenza e stimolando il corpo a riprendere la fisiologica produzione ormonale.

In questo modo si viene a ripristinare un equilibrio ormonale alterato anni addietro quando si è cominciato a fumare.

Come agisce la nicotina nel corpo?

La nicotina agisce a livello biochimico, infatti, viene velocemente assorbita dai vasi sanguigni presenti nella bocca e nella gola e attraverso il sangue arriva al cervello, dove, legandosi a dei recettori specifici, influisce negativamente sulla produzione delle endorfine, facendole produrre al corpo solo sotto la sua stimolazione (nicotino-dipendenza) e aumentando di conseguenza il bisogno della nicotina stessa. Le endorfine (come la serotonina) sono ormoni che aumentano il tono dell’umore e di conseguenza il risultato più immediato che ne deriva è quello di dare al fumatore una sensazione di un “apparente benessere”: mentale e fisico.

Lo stress psico-emotivo, invece, subentra quando il fumatore è in astinenza dal fumo, e in conseguenza di ciò, si determina nel suo organismo un calo della serotonina; infatti, man mano che questa scende, il fumatore comincia ad avvertire una serie di sintomi spiacevoli come: ansia, irritabilità, insonnia, malessere diffuso, depressione, ecc. tanto che ad un certo punto non sopporta più e accende nuovamente la sigaretta.

Il cervello si abitua velocemente alla presenza della nicotina richiedendone continuamente dosi supplementari, le quali se non vengono somministrate, sono causa della comparsa dei sintomi dell’astinenza.

Per le suddette ragioni fra il fumatore e la sigaretta si instaura un legame morboso come se la sigaretta fosse per lui una sorta di “stampella psicologica” che lo aiuterebbe, secondo lui, a vincere le asprezze della vita quotidiana.

Domande frequenti:

D: Che ha di particolare la sua tecnica rispetto alle altre?

R: Frutto di oltre 15 anni di studi e applicazioni, è una tecnica non invasiva, adatta a tutte le età, che vanta risultati non paragonabili a nulla di simile.

D: Che provo dopo la terapia?

R: Eseguita la seduta il corpo è appagato e non sente più il bisogno di riaccendere un’altra sigaretta( fame di fumo)possono rimanere per pochi giorni la gestualità e il ricordo dei momenti in cui fumavi ma non avendone un bisogno fisico, presto andranno a svanire del tutto.

D: Di quante sedute ho bisogno?

R: Grazie al nostro metodo brevettato solamente una!

D: quanto dura la terapia?

R: Circa 40 minuti

D: Ci possono essere effetti collaterali?

R: Assolutamente no! Anzi al massimo proverete un gran senso di rilassatezza dato dal corretto rilascio ormonale stimolato dalla terapia.

D: Sarà dolorosa?

R: Assolutamente no! La terapia viene adeguata alla singola persona proprio per avere un trattamento più possibile personalizzato ed efficace.

TUTTO QUELLO CHE NON SAI SULLA SIGARETTA: PERCHè FUMIAMO?

smettere di fumare2

Perché sborsiamo una fortuna per le sigarette?
Per intasare sistematicamente i polmoni con catrame cancerogeno e ostruire ed avvelenare i vasi sanguigni. Ogni giorno che passa privi sempre più di ossigeno i muscoli e tutti gli organi del corpo, e la conseguenza è che ti senti sempre più letargico, sempre più carente di energia. Ti condanni ad una vita con alito cattivo, denti neri, abiti bruciacchiati, portacenere disgustosi e una puzza repellente di tabacco: ovvero una vita di schiavitù.

Che razza di vita è quella del fumatore?
È una vita a farsi trattare da gran parte della società come una specie di lebbroso, ma quel che è peggio è una vita che persone intelligenti come te spendono a disprezzare se stessi.

Fumo per abitudine?
La risposta è che non è un’abitudine ma una tossicodipendenza, è questa la causa della difficoltà a riuscirci da soli! È questo il motivo per cui trovi cosi difficile liberarti da un’abitudine che ha un sapore schifoso, ti uccide, ti costa, è disgustosa e puzzolente e dalla quale non riuscivi comunque a liberarti. Se pensi che ti piaccia fumare chiediti come mai puoi prendere o lasciare altre cose nella vita che sono infinitamente più piacevoli, ma devi avere le sigarette per non sentirti assalire dal panico.

Cosa ti ha fatto cascare nella trappola?
Le migliaia di persone che già lo facevano. Poiché la prima sigaretta che hai fumato aveva un sapore terribile, ti sentivi rassicurato nella tua convinzione che tu non saresti mai cascato nel trabocchetto e, visto che le prime sigarette non ti sono piaciute, pensavi di poter smettere quando volevi.
Fumare è come entrare in un labirinto gigantesco; appena entrato la tua mente si fa annebbiata, offuscata, e passi il resto dell’esistenza a cercare di uscirne. La vita del fumatore diventa ogni giorno più difficile, più problematica, semplicemente perché il tabacco non rilassa o allevia lo stress, come i tuoi ex colleghi fumatori credono, ma fa esattamente il contrario: rende più nervosi e tesi.

Perché la sigaretta è una droga?
L’assuefazione al fumo è causata dalla nicotina, sostanza oleosa ed incolore, che è la droga contenuta nel tabacco. Tra le droghe conosciute è quella che più velocemente provoca una dipendenza e può bastare una sigaretta a determinarne l’assuefazione. Ogni boccata ne fa arrivare al cervello, attraverso i polmoni, una piccola dose, che agisce più rapidamente della dose di eroina che un tossicodipendente si inietta; se ci sono quindi circa venti tiri in una sigaretta, tu ricevi venti dosi di droga. Appena finito di fumare, il livello di nicotina nel corpo inizia a scendere e tu cominci a soffrire i sintomi di astinenza che all’inizio sono quasi impercettibili per te, ma non per il tuo cervello.

Cosa succede se non accendi un’altra sigaretta?
Diventi nervoso, irrequieto, insicuro  e irritabile. È come una specie di fame, fame di veleno, cioè di nicotina. Pochi secondi dopo aver acceso una sigaretta si riceve una nuova dose di nicotina che fa cessare il desiderio, e quello che ne consegue è la sensazione di rilassamento e sicurezza che il fumatore ottiene dal fumo.

Quali sono le false convinzioni del fumatore?
I fumatori pensano di fumare perché ottengono piacere, distensione o una specie di carica: la vera ragione è invece che cercano di alleviare i sintomi di astinenza.

Fumi per alleggerire lo stress?
Durante una qualsiasi situazione di stress, senza che te ne rendi conto stai già soffrendo di una leggera situazione di stress indotto dalla mancanza della nicotina, che si aggiunge all’altro stress del particolare momento che stai vivendo. Accendendo una sigaretta, il cumulo di stress viene ridotto poiché cala in parte quello indotto dalla nicotina, e così provi una sensazione di carica. In quel momento, tale sensazione non è un’illusione, ti senti in effetti meglio di come stavi prima di accenderti una sigaretta. Ma la verità è che, mentre fumi, sei comunque più teso di un non fumatore, poiché più si fuma e più la sigaretta distrugge la persona e il sollievo che si prova fumando diminuisce man mano.

Fumi per noia?

Molti credono che il fumo possa alleviare la noia. Anche questo è falso. La noia è uno stato mentale; non vi è nulla di eccitante o interessante in una sigaretta. Quando sei dipendente dalla nicotina e non stai fumando ti manca qualcosa,   ma se sei intento in una attività non stressante puoi stare lunghi periodi senza accorgerti della mancanza della droga.

Fumi per aumentare la concentrazione?
Quando occorre concentrazione automaticamente si evita ogni distrazione, ma il fumatore soffre di una continua distrazione causata dalla necessità di assumere la “dose”; quindi, quando deve concentrarsi, senza neppure accorgersene, si accende una sigaretta, alleviando (ma solo in parte) i sintomi di astinenza, e continuando con quel che stava facendo. E immediatamente si scorda che sta fumando.

Fumi per rilassarti?
La maggior parte dei fumatori ritiene che la sigaretta rilassi; non è così, poiché la nicotina è una sostanza eccitante. Una delle sigarette più care al fumatore è quella che si accende dopo i pasti. Pranzi e cene sono momenti della giornata durante i quali si smette di lavorare, ci rilassiamo, ci sfamiamo e dissetiamo e viviamo quindi in uno stato di soddisfazione. Non è così per il povero fumatore che ha un’altra fame da soddisfare. I fumatori non sono mai completamente rilassati, hanno dimenticato come ci si sente quando si è completamente tranquilli, ed è questa invece una delle grandi gioie che riscoprirai. La prossima volta che sarai invitato ad un banchetto, osserva i tuoi “ex colleghi drogati” mentre fumano tra una portata e l’altra e ti sarà chiaro che non stanno godendosi il pasto ma non vedono l’ora che termini perché interferisce con il loro fumare.

RICAPITOLANDO PERCHè PRATICARE L’AURICOLOTERAPIA PER SMETTERE DI FUMARE?

Man with laptop thinking

Perchè se provi a smettere di fumare da solo, senza nessun aiuto, possono comparire i sintomi dell’astinenza:
Cefalea, crampi addominali, sudorazione diffusa, tremori, insonnia, nausea, sbalzi della pressione arteriosa (può o aumentare troppo, oppure calare fino allo svenimento).

Cosa succederà nel mio corpo se decido di praticare la terapia antifumo?
Non  avvertirai i sintomi dell’astinenza grazie alle endorfine che  circolano di nuovo nel tuo sangue.
Sentirò la mancanza della sigaretta?
Sentirai per qualche settimana la mancanza della gestualità, cioè la mancanza della sigaretta tra le mani nei classici momenti della giornata in cui eri abituato ad accenderla. Più tempo passa e più l’intervallo tra un desiderio e l’altro aumenterà, fino a quando non penserai più alla sigaretta.

Sarò nervoso?
Il  nervosismo che potrebbe comparire dopo la terapia e durare per qualche giorno è normale perché la mente del fumatore vede la decisione di smettere di fumare come “un sacrificio” e inizia a sentirsi privata di qualcosa di importante.

 Come dovrò comportarmi quando sarò in compagnia di un fumatore?

Non invidiarlo assolutamente!

Ricorda che non sei tu che hai perso qualcosa, ma è il povero fumatore a cui quotidianamente vengono tolti: salute, energia, denaro, sicurezza, tranquillità mentale, coraggio, serenità, libertà e rispetto di se stesso.  Smettila di invidiare i fumatori e inizia a vederli per quello che realmente sono: creature tristi e patetiche; anzi, adesso aiutali perché hanno bisogno della tua pietà.

Quando deciderai di praticare la Terapia Antifumo e diventare ex fumatore:

Ricorda che non stai rinunciando proprio a niente! Anzi, stai per ottenere dei vantaggi giganteschi; non solo perché sarai più sano e avrai più soldi, ma perché sarai maggiormente in grado di godere i momenti più felici della vita, e quelli infelici ti sembreranno più sopportabili.
Non dubitare mai della decisione che hai preso!

Convinciti che non esiste una “sola” sigaretta: fumare è una tossicodipendenza e quindi una reazione a catena. Rattristandoti pensando alla sigaretta otterrai solo di punirti inutilmente.

Considera tutta la faccenda del fumo non come un’abitudine sociale che potrebbe farti male ma per quello che è: una tossicodipendenza.

Ricorda che se venisse offerta a tutti i fumatori l’opportunità di poter tornare a quando non fumavano, l’accetterebbero subito. Non pensarlo in termini di rinuncia !

Non hai bisogno della sigaretta, e continuando a vederla come un aiuto o una spinta non fai che torturarti. Non c’è ragione di sentirti triste nel pensare di smettere di fumare. Le sigarette non completano o migliorano le cene o le occasioni sociali: le rovinano!

Ricordati anche che a cena il fumatore non fuma perché gli piace ma perché deve farlo, perché è un tossicodipendente che senza le sigarette non riesce a godersi né un pranzo né la vita stessa.

Non sarebbe meraviglioso rispondere ad un “amico” che ti offre una sigaretta: “ No, grazie. Non ne ho più di bisogno” !



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ARIA CONDIZIONATA: ALLEATA O NEMICA? https://mektijo.buzz/aria-condizionata-alleata-nemica-della-salute/ Fri, 24 Aug 2018 17:22:09 +0000 http://mektijo.buzz/?p=580 Nel periodo estivo l’aria condizionata è sicuramente uno dei più grandi alleati che abbiamo contro il caldo e l’umidità. Dai primi caldi infatti non c’è locale commerciale che non offra un po di refrigerio grazie a questa fantastica tecnologia.aria-condizionata-500x330
Il problema sorge quando non vengono rispettate le buone norme di utilizzo dell’aria condizionata e quest’ultima, potrebbe diventare da alleata a nostro peggior nemico!
Purtroppo entriamo e usciamo tutto il giorno da ambienti climatizzati (macchina, casa, centri commerciali e negozi.) e l’alternanza con l’alta temperatura e l’umidità esterna creano degli shock non indifferenti al nostro organismo.

Andiamo a vedere quali sono i 5 disturbi più comuni causati dall’aria condizionata

  1. Mal di schiena e torcicollo
    Colpi d’aria o temperature troppo basse impostate sul condizionatore causano contratture muscolari soprattutto nelle parti del collo e della schiena. Il suggerimento è quello di coprire queste zone quando si entra in ambienti freddi o si rimane tutta la giornata in stanze rinfrescate dall’aria condizionata.
  2. Mal di testa e di orecchie
    Dormire tutta notte con il condizionatore acceso o rimanere di giorno in ambienti troppo freddi può causare cefalee, dolori alle tempie e mal di orecchio che se non curato può trasformarsi in otite. In questi casi è spesso sufficiente un antinfiammatorio ma nel caso non passi in un paio di giorni è meglio chiedere aiuto a un professionista.
  3. Mal di gola
    Uno dei primi disturbi ad insorgere quando si usa scorrettamente l’aria condizionata è proprio il mal di gola: rimanere troppe ore vicino a fonti di raffreddamento causa disidratazione e secchezza di laringe e faringe con conseguenti bruciore, dolori, raucedine e nei casi più gravi tracheiti e bronchiti.
    Per evitare questi problemi, oltre a mantenere una temperature idonea, può essere utile indossare una sciarpa di seta per proteggere la gola.
  4. Congiuntiviti e problemi agli occhi
    I nostri occhi sono molto delicati e aria troppo fredda o assenza totale di umidità possono causare congiuntiviti e secchezza. In questi casi sono molto utili le lacrime artificiali, i colliri e impostare correttamente il tasso di umidità, che non deve essere inferiore al 65%.
  5. Mal di pancia 
    Entrare in un ambiente dove l’aria condizionata è programmata in maniera errata e fa molto freddo, magari svestiti, o bagnati perché si arriva dal mare o dalla piscina causa spesso blocchi di digestione, mal di pancia e coliche addominali. La prima regola è indossare qualcosa quando si entra in questi luoghi o coprire almeno la pancia con un asciugamano o una sciarpa.
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Graston Technique® https://mektijo.buzz/graston-technique-roma/ Thu, 13 Apr 2017 17:16:30 +0000 http://mektijo.buzz/?p=537 La Graston Technique® è una tecnica di mobilizzazione dei tessuti molli assistita da strumenti, basata sull’evidenza scientifica, che permette ai clinici di affrontare efficacemente il tessuto cicatriziale e le restrizioni fasciali con conseguente miglioramento dei pazienti.

La tecnica Graston Technique® utilizza strumenti in acciaio inox appositamente progettati, in concomitanza con l’esercizio terapeutico appropriato, per identificare in modo specifico e di conseguenza trattare efficacemente aree che presentano fibrosi dei tessuti molli o infiammazione cronica. Gli strumenti vengono inoltre impiegati in fase di diagnosi per seguire la catena cinetica, per localizzare e trattare la causa del sintomo, così come la specifica area dolorosa.

La Graston Technique® è un trattamento interdisciplinare utilizzata da medici e terapisti a livello mondiale. Viene utilizzata in strutture ambulatoriali e da più di 366 organizzazioni sportive amatoriali e professionali ed è parte integrante del curriculum di più di 42 college e università prestigiose.

Questa tecnica offre numerosi benefici sia per il professionista che per il paziente:

– Fornisce un miglior trattamento diagnostico
– Rileva maggiori e minori cambiamenti fibrotici
– Aumenta la soddisfazione del paziente raggiungendo risultati migliori
– Diminuisce il tempo complessivo di trattamento
– Favorisce una riabilitazione/recupero più veloce
– Riduce il bisogno di farmaci antiinfiammatori
– Risolve condizioni croniche che si pensavano permanenti

6 strumenti in acciaio inox sono alla base della Graston Technique®

strumenti

Il bordo curvilineo degli strumenti brevettati della Graston Technique® si combina con le loro forme concave/convesse per meglio adattarli ai vari distretti corporei. Questo design consente facilità di trattamento, minimo stress manuale per il terapista e massima penetrazione tissutale.
È una terapia assolutamente non dolorosa e che si integra benissimo con il resto delle tecniche utilizzate in terapia manuale.

In che ambito si usa la Graston Technique® ?

La Graston Technique® viene utilizzata maggiormente per trattare i muscoli e le strutture fasciali che li avvolgono. In seguito a traumi, infortuni o dolori, il muscolo può diventare rigido e le fasce possono perdere la loro capacità di scorrimento. Questi problemi possono essere fonte di dolore che potrebbero portare a restrizioni di movimento causando difficoltà nelle attività. Con la Graston Technique® si può riportare la muscolatura alla sua elasticità naturale, lavorare su contratture e trigger point. Si può ridare capacità di scorrimento alla fascia permettendo così di allentare le tensioni.

Anatomicamente la fascia è composta da una serie di membrane di tessuto connettivo che proteggono un organo o un complesso di organi e hanno funzione di nutrimento. Tra i vari, avvolge e sostiene anche i muscoli e per fare sì che questi possano essere forti e flessibili è necessario che gli strati della fascia possano scorrere tra di loro. Infatti, una delle sue funzioni fondamentali è la trasmissione di forze: il 30-40% della forza generata da un muscolo viene trasmessa dal tessuto connettivo che lo avvolge.

Il metodo Graston Technique® nasce con l’obiettivo di mobilizzare il tessuto fasciale, rilasciare le sue restrizioni e aumentare i processi riparativi di una determinata zona tissutale. Gli effetti sono: una riduzione del sintomo (in caso di dolore), una maggiore espressione sia di forza sia di flessibilità e, dunque, un ridotto rischio di infortuni.

Come si svolge una seduta

gt-1È fondamentale il riscaldamento dei tessuti prima di iniziare attraverso un lavoro aerobico per qualche minuto oppure attraverso l’utilizzo di terapia fisica. Poi si fa una valutazione facendo scorrere con una leggera pressione lo strumento sul tessuto per vedere dove è presente una consistenza anomala e dove impone maggiore resistenza allo scorrimento. In quel caso vuol dire che c’è una restrizione fasciale e si deve trattare la zona alternando varie tecniche e direzioni di applicazione. In seguito è necessario fare 2-3 minuti di stretching dei segmenti trattati, poi per ogni gruppo muscolare, esercizi di rinforzo con tante ripetizioni a basso carico per qualche minuto.

È indicata in:

  • tutte le tendinopatie sia acute sia croniche: epicondiliti, infiammazioni dell’achilleo, del rotuleo, del sovraspinoso (tendine della cuffia dei rotatori della spalla), etc.;
  •  sindromi fasciali: fascite plantare, sindrome della bendelletta ileotibiale, dito a scatto, etc.;
  • stiramenti legamentosi: distorsioni di caviglia, dei collaterali di ginocchio, crociati, etc.;
  • cicatrici/aderenze: dopo un intervento, ematoma o strappo muscolare;
  • sindromi da intrappolamento: tunnel carpale, tarsale, stretto toracico, etc.
  • sofferenza medio-tibiale
  • stiramenti lombari (mal di schiena)
  • sindrome rotulea (dolore al ginocchio)
  • fibromialgia

 

Gli strumenti della Graston Technique®, similmente a un diapason, risuonano nelle mani del clinico permettendogli di isolare aderenze e restrizioni e trattarle con precisione.

http://www.grastontechnique.it/

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LA SPALLA RIGIDA o CAPSULITE ADESIVA https://mektijo.buzz/la-spalla-rigida-capsulite-adesiva/ Tue, 16 Aug 2016 10:49:04 +0000 http://mektijo.buzz/?p=522 Che cos’è la SPALLA RIGIDA  o anche detta CAPSULITE ADESIVA?

Il termine spalla rigida indica una patologia invalidante a carico della spalla caratterizzata da dolore e rigidità, non conseguente ad immobilizzazione dell’arto e in presenza di superfici articolari e stabilmente allineate . Il termine più corretto sarebbe capsulite adesiva, in quanto si tratta di una patologia a carico della capsula articolare, cioè di quella componente  tissutale che unisce le 2 componenti ossee dell’articolazione della spalla: la testa dell’omero e la cavità in cui alloggia chiamata glenoide. In seguito ad un processo infiammatorio la capsula articolare si restringe causando una limitazione del movimento. Tale limitazione è condizionata dall’alterazione dei tessuti molli: perdita di elasticità tissutale, retrazioni intra-articolari della capsula, dei legamenti e delle unità muscolo-tendinee, aderenze lungo le superfici di scorrimento come la cuffia dei rotatori e il tendine del bicipite. Altri termini comunemente usati per definire questa patologia sono “spalla congelata” e il suo corrispettivo inglese “frozen shoulder”.

 

Come si caratterizza una Capsulite Adesiva?

La capsulite adesiva o spalla rigida si caratterizza da una evidente riduzione e limitazione del range in tutti i piani di movimento con conseguente dolore e invalidità.

La capsulite può essere distinta in due principali categorie: possiamo avere una forma primaria chiamata Capsulite adesiva idiopatica, o una forma secondaria detta Spalla rigida post-traumatica, che si presenta in seguito a traumi o interventi chirurgici.  In base all’esame anamnestico e clinico la Capsulite idiopatica primaria si può suddividere in più stadi d’evoluzione.

I fase: fase dolorosa (durata 2-9 mesi). Si caratterizza con la comparsa di un dolore continuo diffuso a tutta la spalla in assenza di limitazione passiva del movimento che peggiora di notte e spesso disturba il sonno. In questa fase la mobilità passiva è ancora completa ed è solo il dolore a limitare il movimento; non si è ancora strutturatà la rigidità caspulare.

II fase: fase di rigidità progressiva (3-12 mesi). In questa fase al dolore si affianca l’insorgenza di una progressiva perdita del movimento passivo e si evidenzia una perdita del volume capsulare con sinovite e formazione di aderenze cicatriziali.

III fase: fase di congelamento (9-14 mesi). In questa fase si riduce notevolmente il dolore a riposo, il paziente avverte un arco di movimento confortevole senza dolore superato il quale arriva l’insorgenza del dolore, causato dal progressivo stiramento della capsula articolare. La contrattura capsulare è ormai strutturata.

IV fase: fase di scongelamento. Questa fase è caratterizzata da un lento e progressivo recupero della mobilità articolare.

Al Contrario la Spalla rigida secondaria si differenzia dall’idiopatica per il riconoscimento della causa scatenante e per la diversa evoluzione, che non rispetta le tappe della capsulite idiopatica. Essa è conseguente a ad un trauma, tendinite calcifica, intervento chirurgico, immobilizzazione dell’arto ecc..

 

Quali sono i fattori di rischio e come di effettua la diagnosi in caso di Capsulite adesiva?

Premettendo che ogni persona anche in assenza di fattori di rischio possa sviluppare una capsulite adesiva, spesso vengono associati come fattori di rischio alcuni elementi come l’appartenenza al genere femminile, età compresa tra i 35-55 anni, la presenza di patologie preesistenti come diabete o cardiopatia e l’assunzione di alcuni farmaci.

La diagnosi in caso di capsulite adesiva si basa sull’esame clinico e anamnestico, sulla diagnosi differenziale di altre patologie che interessano la spalla come tendiniti della cuffia dei rotatori o del capo lungo del bicipite, artrosi, tendinite calcifica e traumi; e in particolare sull’esame Radiologico e sull’esame di Risonanza Magnetica in cui si evidenzia la presenza di superfici articolari regolari e stabilmente allineate e l’assenza di positività a altre patologie sopra elencate. Nel paziente con capsulite adesiva qualsiasi movimento brusco, anche di piccola ampiezza  (chiudere lo sportello dell’auto, afferrare istantaneamente un oggetto che cade), può riprodurre i sintomi caratteristici.

 

Qual’è il trattamento più corretto per la Capsulite Adesiva o Spalla rigida?

La procedure migliore per il recupero dell’elasticità di un tessuto è rappresentata dal suo allungamento. Gli stessi pazienti riferiscono di non aver alcun sollievo dall’assunzione di farmaci antidolorifici o di infiltrazioni di cortisone non ottenendo nessun risultato poiché il dolore è provocato dalla perdita dell’elasticità e non da uno stato infiammatorio.

Esercizi di allungamento autogestiti eseguiti in acqua o a secco sono molto utili, ma è di fondamentale importanza la mobilizzazione passiva effettuata dal fisioterapista poiché l’allungamento per essere efficace deve raggiungere una certa soglia rappresentata dall’insorgenza del dolore irradiato.

La soglia del dolore e la motivazione del paziente sono le qualità determinanti per stabilire il corretto approccio riabilitativo. le persone fortemente motivate sono i candidati ideali per il raggiungimento dell’obiettivo finale, costituito cioè dal completo recupero del movimento dell’arto.

Se riconosci il tuo problema in uno o più sintomi sopraelencati, prenota un appuntamento con noi e tramite una valutazione GRATUITA con il nostro fisioterapista, sapremo indicarti sicuramente il trattamento a te più idoneo.

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APERTO TUTTO AGOSTO https://mektijo.buzz/aperto-tutto-agosto/ Tue, 16 Aug 2016 09:09:04 +0000 http://mektijo.buzz/?p=519

Sono arrivate le ferie ma non per noi!

FISIO HEALTH rimarrà APERTO TUTTO AGOSTO

e seguirà il solito orario continuato su appuntamento dalle 8 alle 20.

Buone vacanze a tutti. ???

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TRIGGER POINT E IL DOLORE MUSCOLARE https://mektijo.buzz/trigger-point-dolore-muscolare/ Thu, 14 Apr 2016 09:58:43 +0000 http://mektijo.buzz/?p=504 I trigger point sono una condizione organica molto sottovalutata ma che ad oggi è la causa della maggior parte dei disturbi mio-fasciali spesso confusi anche con stati infiammatori.

Il movimento, come lo svolgimento delle nostre attività di vita quotidiana, sono estremamente legate ad un corretto equilibrio del sistema muscolo-scheletrico del nostro organismo.

Nella vita di tutti i giorni può succedere di renderci conto che una parte del nostro corpo sia più “contratta” o la sentiamo addirittura dolente, questo spesso è dato da una contrazione esagerata di un determinato muscolo, che se mantenuta, lo struttura in una condizione di accorciamento fisso.

Questa condizione può essere data da sport che utilizzano principalmente un’ area corporea, lo stare seduti troppe ore davanti ad un pc o al volante, disturbi alimentari, temperature molte basse e con alto tasso di umidità e forte stress.

E’ con questo tipo di condizioni che si vengono a creare delle aree di tessuto muscolare contratto e dolente alla palpazione denominate TRIGGER POINT.

COME SI CARATTERIZZA UN TRIGGER POINT:

I trigger point consistono in una piccola area ischemica del muscolo ( bandelletta palpabile), che diventa rigida e poco contrattile. A causa di questa condizione aumenta la sua irritabilità all’ attività muscolare e quindi come risposta invia un segnale doloroso anche lontano da quella che è la sede del trigger point originario.

TP

Le caratteristiche dei trigger point sono:

  • dolore (anche lontano dalla sede reale).
  • parestesia e indolenzimento cutaneo nella zona di proiezione del dolore.
  • disturbi vascolari, visivi, uditivi e gastrointestinali.
  • i muscoli perdono elasticità e forza muscolare.
  • vertigini posturali e disorientamento del corpo nello spazio.
  • mal di testa.
  • nessuna risposta o leggera ai classici antinfiammatori.

COME DISATTIVARE I TRIGGER POINT:

I trigger point si possono disattivare in molti modi ma sicuramente ci sentiamo di sconsigliare il cosiddetto “fai da te”. In questi casi purtroppo non è mai facile individuare la vera causa del dolore (il vero trigger point attivo) , perchè come abbiamo detto il dolore  può manifestarsi anche in una sede molto lontana da quella della zona che andrà poi trattata. Quindi è sempre consigliato rivolgersi ad un fisioterapista di fiducia che farà una corretta anamnesi riguardo la vostra problematica e in base a quella applicherà il trattamento più adeguato.

I trattamenti che riscontrano comunque maggior efficacia sono:

  • terapia manuale(digito pressione)
  • stretching
  • tecarterapia
  • laserterapia
  • cupping

Se riconosci il tuo problema in uno o più sintomi sopraelencati, prenota un appuntamento con noi e tramite una valutazione GRATUITA con il nostro fisioterapista, sapremo indicarti sicuramente il trattamento a te più idoneo.

 

 

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Lavorare davanti al computer modifica la nostra postura! https://mektijo.buzz/lavorare-davanti-al-computer-modifica-la-nostra-postura-e-il-nostro-equilibrio/ Sun, 13 Dec 2015 22:40:21 +0000 http://mektijo.buzz/?p=298 Ogni anno aumentano le ore che passiamo davanti al nostro computer, soprattutto durante l’orario di lavoro.
E’ aumentato il numero di persone che possiendo un pc e che hanno la possibilità di collegarsi ad una rete internet ed è aumentata l’informatizzazione all’interno di molti uffici. Questo da un lato ha sicuramente aumentato la produttività e l’efficienza, ma, dall’altro lato, ha visto un significativo aumento delle problematiche muscolo-scheletriche (dolore cervicale e lombare), disturbi della vista, mal di testa e patologie metaboliche correlate ad una diminuzione dell’attività fisica e ad un aumento del numero di persone sovrappeso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito le problematiche muscolo-scheletriche correlate al lavoro come disturbi a carico di muscoli, tendini, nervi periferici e vasi sanguigni causati da un uso ripetitivo o continuo di alcune parti del corpo.

Tra gli effetti dell’uso del computer sull’apparato muscolo-scheletrico uno dei più frequenti è la cosiddetta postura del collo a tartaruga (detto in termini più scientifici: iperlordosi cervicale con anteriorizzazione della posizione della testa), che causa un’esagerata curva anteriore a livello cervicale, compensata da una curva posteriore a livello dorsale per mantenere l’equilibrio.

Uno studio condotto in Corea su un gruppo di lavoratori sani (cioè che non lamentavano problematiche muscolari o articolari e che utilizzavano il computer per più di 6 ore al giorno), confrontandoli con un gruppo di lavoratori di pari età e sesso che utilizzano il pc meno di un’ora al giorno. Sono stati presi in considerazione l’angolo di curvatura cervicale, il centro di gravità in statica ed in dinamica e le abilità nell’equilibrio. I risultati sottolineano una differenza negli angoli cervicali, con un aumento della lordosi e un avanzamento della posizione della testa in avanti, uno spostamento anteriore del centro di gravità sia in statica che in dinamica e un peggioramento delle capacità di controllare la postura e i movimenti rispetto al gruppo di controllo.

Sono diversi gli studi che hanno provato ad analizzare le conseguenze del lavoro d’ufficio e il denominatore comune è sicuramente che ci sono delle modifiche. Alcuni studi, come quello sopra citato, si sono soffermati su aspetti strutturali e visibili (postura) e su aspetti che non pensavamo di poter modificare (equilibrio e centro di gravità), altri studi hanno preso in esame il movimento, notando una diminuzione del fisiologico range del rachide cervicale.

In conclusione, è da sottolineare la necessità di approfondimento per un tema così attuale e di così grande impatto. Studi che identificano e quantificano il problema ci sono, ma è auspicabile una maggiore attenzione verso i consigli e gli esercizi per i lavoratori.

Fonte: guidagalatticaperfisioterapisti.wordpress.com

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Test diagnostici per la cefalea cervicogenica https://mektijo.buzz/test-diagnostici-per-la-cefalea-cervicogenica/ https://mektijo.buzz/test-diagnostici-per-la-cefalea-cervicogenica/#comments Sun, 13 Dec 2015 22:33:50 +0000 http://mektijo.buzz/?p=296 La cefalea cervicogenica (CGH) è una patologia comune descritta per la prima volta oltre trent’anni fa nel 1983 e, come già descritto in articolo precedente (clicca qui), essa è classificata tra le cefalee secondarie, in questo caso a disfunzioni muscolo-scheletriche nella regione cervicale, in particolare ai primi segmenti del rachide cervicale. La CGH costituisce circa il 15-20% di tutti le cefalee croniche e ricorrenti. Nonostante il consenso riguardo gli aspetti clinici, non vi sono studi che hanno riassunto la specificità e l’accuratezza diagnostica dei test per l’esame clinico usati per diagnosticare la CGH. Il problema più grande di questa patologia è differenziazione con altre patologie sovrapponibile ad essa, il che porta ad una incorretta diagnosi in approssimativamente il 50% dei casi, oltre che l’esclusione di eventuali red flags. Per questo motivo è stato suggerito che la diagnosi differenziale della cefalea deve consistere in un solido esame soggettivo e in un dettagliato esame del rachide cervicale, considerando soprattutto il fatto che la CGH è la classificazione di cefalea che più spesso risponde in modo positivo nel lungo termine al trattamento fisioterapico.

A questo proposito diversi studi hanno investigato la specificità di vari test diagnostici per questa problematica. I test più comunemente usati per accuratezza diagnostica includono il test di flesso-rotazione cervicale (CFRT), i movimenti accessori passivi (PAIVMs), il gruppo di ROM cervicali, l’esame manuale del tratto cervicale e il test di flessione cranio-cervicale.

Il CFRT è un test molto specifico e sensibile dove si valuta la comparsa della sintomatologia oltre che la perdita di movimento. Il test è considerato molto valido per le vertebre C1-C2.

Fonte: guidagalatticaperfisioterapisti.wordpress.com

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https://mektijo.buzz/test-diagnostici-per-la-cefalea-cervicogenica/feed/ 97
Ernia del disco e sovrappeso: un rapporto destinato a durare https://mektijo.buzz/ernia-del-disco-e-sovrappeso-un-rapporto-destinato-a-durare/ Sun, 13 Dec 2015 22:30:13 +0000 http://mektijo.buzz/?p=292 Il numero di persone sovrappeso o obese è aumentato in maniera esponenziale, soprattutto in alcuni paesi, Stati Uniti, ad esempio, dove 1 bambino su 3 è obeso. Purtroppo la probabilità che questa condizione continui anche da adulti o che peggiori con l’andare avanti dell’età è molto alta. Non pensiamo, però, che ci troviamo di fronte ad un fenomeno lontano che travalica i confini europei: alcuni paesi (Gran Bretagna, Germania e Crozia, ad esempio) hanno calcolato che più del 60% della loro popolazione è sovrappeso.

Piccolo inciso per spiegare quali sono i valori di riferimento. I termini sottopeso, normopeso, sovrappeso e obeso si riferiscono al calcolo dell’indice di massa corporea (IMC: relazione tra il peso e l’altezza del soggetto). E’ un calcolo che dà sicuramente delle informazioni, ma che, non prendendo in considerazione il rapporto massa magra – massa grassa, non è molto specifico. Si indentifica come sottopeso una persona con un IMC al di sotto del 19, normopeso tra 19 e 25, sovrappeso tra 25 e 30 e al di sopra di 30 obeso.

Dopo questa piccola, ma essenziale, parentesi, ci addentriamo nel discorso sull’ernia discale. Chiaramente l’obesità è un fattore di rischio per molte patologie, ma in questo articolo soffermeremo la nostra attenzione sulla colonna vertebrale e, più nello specifico, sui dischi intervertebrali.

Diversi studi hanno evidenziato la relazione tra la presenza di ernie discali e indice di massa corporea, studiando attraverso risonanza magnetica il grado di degenerazione discale del tratto lombare. Tra questi c’è il più grande studio finora condotto, che ha preso in esame 2599 soggetti in un’età compresa fra i 21 ed i 63 anni. Questi i risultati: 187 persone erano sottopeso e il 24,6% aveva ernie, 1245 erano normopeso e il 41,4% aveva ernie, 937 erano sovrappeso e il 54,9% aveva ernie e 230 erano obesi e il 65,2% aveva ernie. (1)

Non tutti gli studi in letteratura concordano con questi risultati, sottolineando una non significativa diminuzione degli spazi intervertebrali. Altri studi hanno, per esempio, notato una maggiore prevalenza di artrosi delle faccette articolari rispetto a problematiche discali.

In conclusione, i dati della letteratura non sono univoci, ma sicuramente l’aumento di peso spesso è correlato con un aumento del dolore lombare, che continua inesorabilmente ad essere una delle cause più frequenti per cui i pazienti si recano dal proprio medico di famiglia o per cui si assentano dal lavoro.

Fonte: guidagalatticaperfisioterapisti.wordpress.com

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